{"id":2525,"date":"2024-02-05T07:28:09","date_gmt":"2024-02-05T07:28:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/?page_id=2525"},"modified":"2024-02-05T07:44:22","modified_gmt":"2024-02-05T07:44:22","slug":"paola-silvia-ubiali","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/paola-silvia-ubiali\/","title":{"rendered":"Paola Silvia Ubiali"},"content":{"rendered":"\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #ffffff;\t\t\t background-image: url('http:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/back-olio2.jpg');\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t<div class=\"su-spacer\" style=\"height:300px\"><\/div>\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #db4c94;\t\t\t\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t\n<div class=\"su-row\">\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<h5>Trasparenze 1-2-3<\/h5>\n<p>Non sempre il lavoro di un artista \u00e8 specchio della sua personalit\u00e0. Fruire di un\u2019opera d\u2019arte e conoscere chi l\u2019ha creata possono rivelarsi due esperienze molto diverse, a volte deludenti, spiazzanti o addirittura stridenti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questo il caso di Paolo Facchinetti, dove nessuno scollamento avviene tra uomo e artista.<\/p>\n<p>Nel suo studio regna un\u2019atmosfera da horror vacui, ma le matite sono tutte ben temperate e allineate nei vari cassetti, i flaconi di pigmenti perfettamente detersi, posizionati nelle scansie e suddivisi non solo per colore ma anche per azienda di produzione, mentre la parete degli attrezzi potrebbe gareggiare con quella di una sala operatoria. Quest\u2019ordine assoluto \u00e8 rintracciabile anche nell\u2019archivio organizzato in modo impeccabile: nella necessit\u00e0 di visionare una determinata opera, Facchinetti riesce a scovarla in pochi secondi tra le centinaia stipate negli scaffali o appese alle pareti.<\/p>\n<p>Il nitore che aleggia nel suo studio e la cura con cui realizza e classifica i lavori sono lo specchio di un ordine mentale rigoroso, che non trascende mai in eccessi maniacali o ossessivi ma che, attraverso precisione, ordine e pulizia riesce a rappresentare le sfumature, o meglio, le proiezioni di un modo di essere dove l\u2019armonia interiore si riflette anche nello spazio fisico abitato dal l\u2019artista e naturalmente, nella sua opera. Nella necessit\u00e0 di scegliere un titolo che racchiuda il senso di questa mostra, la \u201ctrasparenza\u201d appare da subito il filo conduttore che unisce perfettamente sia il mondo intimo dell\u2019artista alle sue opere, sia le opere tra di loro.<\/p>\n<p>Da buon metodico, Paolo Facchinetti lavora soprattutto per serie e si adopera da stachanovista finch\u00e9 non ha dato tutto il possibile per ogni ciclo lavorativo. Le opere qui selezionate fanno parte della serie dei Cieli, dei Lenzuoli e delle Polaroid (tutti titoli attribuiti dall\u2019autore).<\/p>\n<p><em>2024<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #ffffff;\t\t\t background-image: url('http:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/back-olio2.jpg');\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t<div class=\"su-spacer\" style=\"height:300px\"><\/div>\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #db4c94;\t\t\t\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t\n<div class=\"su-row\">\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<h5>Trasparenze 1 &#8211; Cieli<\/h5>\n<p>Le immagini della volta celeste affiorano nell\u2019arte sin dai suoi albori come elementi imprescindibili nella descrizione della natura in associazione a valori di spiritualit\u00e0 e trascendenza. Per molto tempo l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata propensa a credere in un universo immutabile ed eterno. L\u2019etimologia del termine firmamento, dal latino firmamentum, ovvero \u201cappoggio\u201d, \u201csostegno\u201d \u00e8 infatti evocatrice di una condizione di stabilit\u00e0. Il clima di pensiero dei secoli passati aveva portato all\u2019accettazione dell\u2019idea che l\u2019universo fosse esistito da sempre in uno stato perennemente identico o che fosse stato creato pi\u00f9 o meno come lo osserviamo attualmente. Appartiene al Ventesimo secolo l\u2019idea, ora largamente condivisa, che l\u2019universo sia in espansione o, secondo alcuni scienziati, addirittura in contrazione; uno stato quindi ben lontano dall\u2019immutabilit\u00e0. Ma se il progresso scientifico svela continuamente nuovi elementi sulle origini e sull\u2019evoluzione dell\u2019universo, il cielo rimane ancor oggi tra gli archetipi pi\u00f9 misteriosi e radicati nel nostro inconscio.<\/p>\n<p>Facchinetti non inventa il cielo; lo osserva, lo studia, lo analizza e lo registra nella memoria con le sue variazioni infinite per restituircelo ritagliato in porzioni e filtrato dal suo stesso sguardo. Se l\u2019atteggiamento pu\u00f2 essere riconducibile a quello che animava i paesaggisti ottocenteschi pi\u00f9 innovativi, in realt\u00e0 questa analogia \u00e8 solo apparente. L\u2019obiettivo di Constable, Turner, Delacroix, Boudin, Degas e degli altri che per primi isolarono porzioni di cielo rendendolo elemento autonomo della loro arte, era infatti l\u2019esecuzione di sperimentazioni da inserire in composizioni pittoriche pi\u00f9 complesse, nelle quali il cielo non rappresentava mai il soggetto principale bens\u00ec una parte del paesaggio, seppur importante. Lo si intuisce perfettamente dai titoli di quelle opere, come per esempio Cloud study, Sky study with rainbow, \u00c8tude de ciel au soleil couchant e dall\u2019attitudine a eseguirle con dimensioni medio-piccole. Per molti di questi pittori per\u00f2 l\u2019intento principale era pi\u00f9 ambizioso, seppur meno evidente. Nella loro arte si celava un approccio scientifico che considerava la pittura un campo di sperimentazione, una sorta di indagine sulle leggi della natura; dopotutto anche Goethe nella \u201cMetamorfosi delle piante\u201d sosteneva che la scienza fosse derivata dalla poesia.<\/p>\n<p>Paolo Facchinetti, artista della contemporaneit\u00e0, pu\u00f2 invece permettersi di rappresentare dei cieli nudi e crudi, totalmente scissi dal contesto paesaggistico, senza alcun pretesto o giustificazione e con speranze pi\u00f9 concrete di essere compreso.<\/p>\n<p>Eccezion fatta per gli elementi atmosferici in continua evoluzione, i cieli di Facchinetti sono sempre vuoti di presenze in movimento. Assenza di volatili, aquiloni, mongolfiere, aerei, razzi, missili, sonde spaziali, meteoriti, stelle, pianeti, droni, fuochi artificiali, dirigibili, elicotteri, astronavi, paracadutisti e quant\u2019altro oggi possiamo osservare alzando lo sguardo. Mancano anche le seducenti scie lasciate dai fumi di scarico degli aerei. Considerando la gran quantit\u00e0 di esseri viventi e di oggetti che attualmente popolano i cieli, sembra che nella sua razionale selezione Facchinetti vada proprio a cercare quei precisi ritagli, quei pochi metri quadrati dove nulla \u00e8 presente se non la magia degli eventi naturali, dalle tempeste alle aurore boreali.<\/p>\n<p>Paolo Facchinetti guarda al cielo in modo romantico ma allo stesso tempo disincantato. L\u2019artista \u00e8 consapevole che oggi ci si trovi in un momento nel quale lo spazio sta diventando sempre pi\u00f9 importante e strategico. Dall\u2019epoca in cui il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin conquist\u00f2 il primato di essere il primo uomo ad aver violato lo spazio infinito sopra di noi, non sono solo le super potenze ad investire enormi risorse nel tentativo di colonizzare un ambiente che ci \u00e8 sempre meno sconosciuto. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito ai successi di diversi soggetti privati che si sono lanciati alla conquista dell\u2019etere, si vedano le esperienze di Jeff Bezos come pure di Elon Musk, con la sua societ\u00e0 SpaceX. Sono ormai numerose le imprese che si pongono al confine tra turismo spaziale, che promette grandi divertimenti e magnifiche vedute della Terra e operazioni indirizzate al salvataggio del nostro fragile pianeta, o pseudo tali. Nella conferenza stampa a seguito del viaggio della navicella targata Blue Origin, il patron di Amazon ha infatti affermato: \u00abPrepareremo la strada per lo spazio perch\u00e9 i nostri figli e nipoti possano costruire il futuro: ne abbiamo bisogno per risolvere i problemi qui sulla Terra. Non si tratta di scappare: questo \u00e8 l\u2019unico pianeta buono che abbiamo nel Sistema solare, dobbiamo prendercene cura e quando vediamo la sua fragilit\u00e0 dallo spazio lo vogliamo fare ancora di pi\u00f9. Ci vorranno decenni, ma le grandi cose nascono piccole\u00bb.<\/p>\n<p>Se un tempo viaggiare nello spazio era un\u2019avventura da intraprendere pi\u00f9 per curiosit\u00e0 che per effettiva necessit\u00e0 ora, nell\u2019epoca del surriscaldamento globale e degli stravolgimenti climatici, si fa sempre pi\u00f9 strada la teoria che la sopravvivenza della specie umana possa essere strettamente correlata alla nostra capacit\u00e0 di adattamento nell\u2019abitare spazi extra-terrestri. Negli ultimi sessant\u2019anni l\u2019uomo ha esplorato i cieli in missioni di breve durata (oggi l\u2019India \u00e8 la quarta potenza sulla luna) e la nostra conoscenza dell\u2019universo si \u00e8 notevolmente ampliata. Complici le nuove tecnologie e l\u2019urgenza di trovare nuovi habitat da colonizzare, la possibilit\u00e0 di stabilire una presenza a lungo termine, se non addirittura permanente dell\u2019uomo nello spazio, \u00e8 un concetto molto pi\u00f9 realistico da immaginare. Gli studi per la progettazione di capsule protette e completamente chiuse, che riproducono i cicli alla base della vita come noi oggi la conosciamo, sono gi\u00e0 in corso.<\/p>\n<p>Facchinetti dichiara di osservare quotidianamente il cielo, durante le lunghe passeggiate, nei viaggi in auto, in montagna, dalle finestre di casa. Dal punto di vista pittorico, questo interesse nasce dal fascino esercitato sull\u2019artista dalle luci serotine, dalle nubi che si generano continuamente in forme sempre diverse senza mai replicarsi, dalle leggi naturali che regolano l\u2019universo e impongono l\u2019irripetibilit\u00e0 anche nei viventi. Come pittore Facchinetti \u00e8 soprattutto ammaliato dagli effetti cromatici e dalla variet\u00e0 delle sfumature che quotidianamente pervadono il cielo; il fenomeno dinamico del colore non interessa solo gli artisti, ma chiunque; \u00e8 un tratto tipico e fondamentale del nostro ambiente naturale. Se il cielo improvvisamente diventasse incolore ci troveremmo tutti sottoposti a deprivazione sensoriale con conseguenti problemi emotivi e psicologici.<\/p>\n<p>Per realizzare i suoi cieli l\u2019artista non usa la tecnica tradizionale della pittura a pennello, bens\u00ec un metodo sviluppato individualmente negli ultimi anni. \u00c8 proprio il XX secolo a dare un\u2019enorme accelerazione all\u2019evoluzione tecnica in pittura. Dopo che i maestri fiamminghi avevano cominciato a sperimentare quelle velature che Antonello da Messina contribu\u00ec a perfezionare introducendo a Venezia la pittura ad olio durante il suo soggiorno intorno al 1476, la tecnica pittorica era rimasta pi\u00f9 o meno stabile.<\/p>\n<p>Dieci anni fa, nei suoi primi cieli, Facchinetti era partito con una modalit\u00e0 manuale che consisteva in una sequenza di numerosi passaggi di colore. Per cominciare era necessario preparare un certo numero di barattoli di vetro contenenti una miscela ottenuta mescolando colore ad olio, diluente ed essiccante. Il composto liquido veniva poi letteralmente soffiato a pieni polmoni sulla tela attraverso una cannula di metallo ricurva ad angolo retto. Per realizzare le numerose velature che servono a conferire spessore e consistenza, questo faticoso passaggio doveva essere ripetuto a lungo e innumerevoli volte, con grande dispendio di energie. Un lavoro molto lento, pericoloso per la salute e che quindi lo limitava nelle dimensioni delle opere. Proprio un inconveniente legato allo sforzo che tale procedimento richiedeva, lo ha spinto a ricercare nuove soluzioni in grado di soddisfare allo stesso modo la sua vena creativa.<\/p>\n<p>Utilizzando una macchina proveniente dal settore dell\u2019automotive, personalmente modificata e adattata alle proprie esigenze, anche con l\u2019ausilio di strumenti estranei al campo artistico quali avvitatori e piccoli elettrodomestici, Facchinetti \u00e8 oggi in grado di nebulizzare la miscela, applicarla e portarla all\u2019asciugatura con uno sforzo fisico decisamente meno intenso ma altrettanto efficace. Possiamo in questo caso ben dire che ogni mezzo \u00e8 lecito per raggiungere l\u2019obiettivo.<\/p>\n<p>Durante le prime prove il liquido, spinto dalla forza di gravit\u00e0, colava irrimediabilmente sulla tela che doveva essere mantenuta in verticale per ottenere gli effetti desiderati, ma la pazienza, unita alla tenacia, hanno infine permesso all\u2019artista di arrivare alla completa padronanza del mezzo. Oggi Facchinetti \u00e8 addirittura in grado di anticipare gli \u201ceventi dannosi\u201d e, grazie all\u2019esperienza maturata, controllare al meglio le imprevedibilit\u00e0. Tramite una complicata alternanza di sovrapposizioni, eseguite sia con il metodo \u201cprimitivo\u201d (a fiato) che con quello \u201cmeccanizzato\u201d, riesce ad ottenere tutte le trasparenze desiderate. Ognuno dei cieli di Facchinetti ha un colore dominante, screziato da almeno altri cinque o sei colori. Queste diverse tinte, toni e sfumature si riescono a percepire solo soffermandosi con una certa attenzione sull\u2019epidermide del dipinto. L\u2019artista raggiunge cos\u00ec la massima valorizzazione del grado di luminosit\u00e0 del colore e della sua variante timbrica per favorire un\u2019immersione totale dello spettatore, paragonabile a una seduta di cromoterapia; il tutto utilizzando un numero di colori estremamente alto che arriva a circa cento gradazioni, tra cui diversi tipi di bianco e di nero.<\/p>\n<p>Ogni volta che Facchinetti si attiva per iniziare una nuova serie di cieli le idee devono essere subito molto chiare, sia che prepari dei bozzetti o lavori direttamente sulla tela partendo da suggestioni della memoria. Gli effetti desiderati di morbidezza, sofficit\u00e0, equilibrio non sempre si producono all\u2019istante, normalmente sono necessari pi\u00f9 tentativi, che spesso richiedono la completa rinettatura della tela per ricominciare il processo da capo. Durante le varie sessioni, la necessit\u00e0 di raccoglimento e concentrazione gli impone intervalli di silenzio assoluto nei quali anche la musica pu\u00f2 diventare elemento disturbante. Il processo artistico resta in ogni caso molto lungo, anche al netto della \u201cvestizione\u201d personale e della preparazione dello studio, che ogni volta, come un rituale, deve essere totalmente ricoperto di protezioni per pareti ed oggetti.<\/p>\n<p>L\u2019ausilio della tecnologia nulla toglie alla bellezza del gesto fisico, che rimane l\u2019ultimo breve passaggio di finitura: come un esperto mastro vetraio, l\u2019artista continua infatti a soffiare nella cannula per completare il gesto creativo, dando cos\u00ec forma a quella meravigliosa cupola di trasparenze colorate che da sempre ci sovrasta.<\/p>\n<p><em>2024<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #ffffff;\t\t\t background-image: url('http:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/back-olio2.jpg');\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t<div class=\"su-spacer\" style=\"height:300px\"><\/div>\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #db4c94;\t\t\t\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t\n<div class=\"su-row\">\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<h5>Trasparenze 2 &#8211; Lenzuoli<\/h5>\n<p>L\u2019idea di questo ciclo di lavori nasce da una contingenza concreta. Impossibilitato a recarsi in studio durante la pandemia, Paolo Facchinetti si trova quotidianamente a misurarsi con la costrizione di un ambiente domestico spazialmente limitato e l\u2019estrema libert\u00e0 che l\u2019espressione artistica necessariamente richiede.<\/p>\n<p>Questa serie costituisce un esempio dei diversi esperimenti che vedono coinvolto l\u2019artista nella personale ricerca di una risposta alla situazione di costrizione fisica a cui \u00e8 costretto nel periodo di lockdown. Ogni mattina, appena sveglio, Facchinetti fotografava con l\u2019iPhone il proprio letto ancora sfatto, procedendo poi, seguendo quello che diventa col tempo un rito quotidiano, ad un\u2019attenta selezione dei risultati ottenuti.<\/p>\n<p>Dagli scatti prescelti, l\u2019artista traeva poi, in maniera minuziosa e paziente, un numero infinito di disegni a matita, in chiaroscuro, tramite i quali riusciva a far emergere le pieghe, sempre diverse, assunte di volta in volta dalle lenzuola e dal relativo tessuto stropicciato.<\/p>\n<p>Un semplice esercizio manuale, accademico si potrebbe dire, che alla lunga diventa indagine meticolosa e certosina, folle per certi aspetti, ma eseguita proprio per non impazzire e superare gli interminabili momenti di costrizione domiciliare che ci sono stati imposti e senza i quali, molto probabilmente, questo lavoro non avrebbe visto la luce.<\/p>\n<p>I disegni, le forme che, mattina dopo mattina, emergevano dalle lenzuola sono diventate la testimonianza dell\u2019agitazione di quelle notti, molte delle quali insonni, conseguenza di uno stato d\u2019animo colmo d\u2019angoscia per il susseguirsi di notizie sempre pi\u00f9 tragiche di morte e dolore.<\/p>\n<p>Nella primavera del 2021, l\u2019idea di un progetto sul Covid, sviluppata con altri colleghi, lo ha convinto a riportare sopra autentici lenzuoli quei disegni che fino a quel momento erano rimasti solo su carta, ingrandendoli. I lenzuoli vennero donati da un\u2019azienda di forniture ospedaliere a venti artisti che li manipolarono, ognuno secondo il proprio stile. L\u2019idea si tramut\u00f2 in una commovente esposizione collettiva, tenutasi proprio nel luogo in cui la pandemia aveva prodotto gli effetti pi\u00f9 devastanti, il paese di Nembro, dove Facchinetti, da sempre, vive e lavora.<\/p>\n<p>Il risultato, peraltro senza alcuna premeditazione da parte di Facchinetti, si concretizza in un gioco di trompe l\u2019oeil anomalo o, per meglio dire, potenziato. In questo inganno ottico infatti le pieghe disegnate dall\u2019artista si confondono con le autentiche pieghe del tessuto. Dove quindi termina la realt\u00e0 e dove inizia invece la finzione illusoria della pittura? Facchinetti non ambisce all\u2019effetto sorpresa ma, grazie alla propria sensibilit\u00e0 per i materiali unita ad una tecnica maturata nel tempo, lo trova, senza nemmeno cercarlo.<\/p>\n<p>L\u2019esito finale dei Lenzuoli \u00e8 una sorta di straniamento che si produce nello sguardo di chi osserva, anche grazie alla trasparenza dei materiali utilizzati. La polvere di grafite e il colore ad olio impiegati da Facchinetti non sono coprenti e opachi, al contrario la loro leggerezza lascia visibili le increspature del sottostante tessuto di cotone, a loro volta modellate dai lampi di luce che la fine tramatura del lo stesso lascia trasparire.<\/p>\n<p>Ma l\u2019inganno ottico del trompe l\u2019oeil \u00e8 ancor pi\u00f9 profondo. Avvicinandoci gradualmente a questi teleri dipinti, ci accorgiamo infatti che i segni tracciati da Facchinetti restituiscono un aspetto simile a quello dell\u2019epidermide umana vista attraverso lo zoom di una macchina fotografica. Ancora una volta, come gi\u00e0 si \u00e8 osservato nei Cieli, Facchinetti isola delle porzioni per restituircele sotto una nuova luce. Rughe, grinze, difetti, escoriazioni pi\u00f9 o meno profonde causate da passioni, malattie, violenze e chiss\u00e0 quali altri avvenimenti, ci mostrano lo scorrere del tempo, il tempo di una vita.<\/p>\n<p>Il lenzuolo che Facchinetti usa come medium pittorico racchiude contenuti simbolici molto forti. Un lenzuolino ci ricopre al momento della nascita, dentro le lenzuola si dorme, si prega, si ama, ci si ammala e si soffre; a volte si guarisce. E, infine, in un corto lenzuolo veniamo avvolti quando lasciamo questo mondo. Il lenzuolo \u00e8 un oggetto che ci accompagna per l\u2019intera esistenza, quasi una metafora del ciclo della vita.<\/p>\n<p><em>2024<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #ffffff;\t\t\t background-image: url('http:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/back-olio2.jpg');\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t<div class=\"su-spacer\" style=\"height:300px\"><\/div>\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #db4c94;\t\t\t\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t\n<div class=\"su-row\">\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<\/div><\/div>\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<h5>Trasparenze 3 &#8211; Polaroid<\/h5>\n<p>La maggior parte del lavoro di Paolo Facchinetti \u00e8 riconducibile ad esperienze autobiografiche; rispetto alle opere gi\u00e0 descritte, la serie delle Polaroid trascina un vissuto ancor pi\u00f9 personale. La Land Camera 250, una delle fotocamere automatiche a pellicola integrale maggiormente usate negli anni Settanta, sviluppa le foto istantaneamente, senza negativo e permette di visualizzare l\u2019immagine pochi istanti dopo averla scattata. Non c\u2019\u00e8 Boomer che si rispetti che non ne abbia posseduta almeno una.<\/p>\n<p>Facchinetti, oltre ad essere un Boomer, \u00e8 anche un artista e usa la camera vintage non solo per immortalare persone o cose ma soprattutto per sperimentare nuovi processi. In queste serie impiega la tecnica fotografica come se utilizzasse la pittura. Usa pellicole vergini oppure le impressiona sovrapponendo ripetutamente immagini fisse o in movimento, arrivando anche al doppio o triplo scatto. Alcune vengono poi lavorate manualmente con graffiature e tracciati che ne segnano la superficie.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un numero considerevole di scatti dei quali solo pochi raggiungono la dignit\u00e0 artistica. \u00abIo elimino tantissimo materiale\u00bb mi dice Facchinetti nel rispetto di una logica ultra selettiva che lo spinge ad essere spietato con se stesso e a scartare tutto ci\u00f2 che non ritiene valido e opportuno conservare. Ma quando qualcosa lo convince veramente arriva a riacquistarlo, anche dopo quarant\u2019anni, nel momento in cui lo ritrova sul mercato.<\/p>\n<p>Per questa mostra abbiamo selezionato tre serie di Polaroid che costituiscono attimi di narrazioni, piccole e brevi storie che durano il tempo di un istante. Sono immagini che si insinuano nel racconto della sua vita, del suo ambiente, del suo lavoro, dei suoi amici e familiari.<\/p>\n<p><strong>Matteo &#038; Paolo<\/strong>, 2014<\/p>\n<p>La serie qui presentata, la prima delle tre in ordine cronologico, \u00e8 convenzionalmente intitolata Matteo &#038; Paolo ed \u00e8 stata eseguita con la tecnica del doppio scatto. Nasce da una sorta di \u201cerrore\u201d tecnico cercato ed emerso in fase di sperimentazione. L\u2019uso \u201cscorretto\u201d della macchina fotografica non \u00e8 mai da condannare, la filosofia personale di Facchinetti impone infatti di prendere gli incidenti come opportunit\u00e0. Dopo il primo scatto l\u2019artista non rimuove la pellicola, la conserva all\u2019interno della macchina in modo che al secondo scatto essa si impressioni nuovamente creando quegli effetti di trasparenza che, come si \u00e8 visto, sono una costante di tutto il suo lavoro, un vero leitmotiv.<\/p>\n<p>In questa serie Facchinetti si inserisce come \u201cfigurante\u201d insieme a Matteo, il suo fidato collaboratore di un tempo. Sono immagini inedite scattate nel 2014 in un momento di divertissement, uno dei tanti nei quali l\u2019artista sperimentatore diventa istrione, ironizza su se stesso, si prende in giro e momentaneamente abbandona l\u2019aplomb che normalmente lo accompagna.<\/p>\n<p>Se nel privato Facchinetti \u00e8 espansivo ed estroverso, in pubblico diventa un maestro di riservatezza e ritrosia. Piuttosto taciturno, quando parla centellina le parole con l\u2019atteggiamento spontaneo di chi evita di catalizzare l\u2019attenzione su di s\u00e9 e parimenti di interferire nella vita degli altri. Questa sua indole, abbinata al fisico asciutto e al volto arricchito da una lunga barba argentea, gli dona l\u2019allure di un serioso monaco eremita del quale quasi si potrebbe perfino aver soggezione.<\/p>\n<p>La serie in oggetto \u00e8 anche un omaggio all\u2019amicizia, quella che dura oltre le vicissitudini del tempo, oltre gli eventi della vita che spesso, come nel caso di Paolo e Matteo, portano a separarci da persone con cui abbiamo condiviso tante significative esperienze.<\/p>\n<p><strong>Polaroid lavorate<\/strong>, 2014<\/p>\n<p>La seconda serie \u00e8 costituita da Polaroid manipolate in fase di asciugatura, attraverso la rimozione di parte della gelatina che le ricopre oppure raschiandole una volta asciutte. L\u2019effetto vintage riporta agli anni Sessanta e Settanta, quando la visione dei programmi televisivi era continuamente disturbata da interferenze di trasmissione.<\/p>\n<p>Per l\u2019effetto casuale prodotto da queste lavorazioni, risultano qui meno evidenti la perfezione tecnica e la cura che distinguono da sempre i lavori di Facchinetti. La graffiatura amplifica l\u2019impressione di movimento e l\u2019automobile sembra correre pi\u00f9 veloce davanti all\u2019edificio giallo e rosso; la manipolazione crea inoltre una sensazione destabilizzante in rapporto agli oggetti sparsi alla rinfusa sul tavolo, elementi che ci appaiono tormentati da un effetto di pioggia surreale, mentre il teschio risulta ancor pi\u00f9 inquietante di quanto lo sia in realt\u00e0.<\/p>\n<p>Oltre agli oggetti, nella dimensione ridotta di una Polaroid l\u2019artista inserisce anche le persone. Isolando i particolari dei volti di celebri figure per le quali ha grande ammirazione, come lo scultore Alberto Giacometti o l\u2019attivista Martin Luther King, Facchinetti riesce a conferire loro la potenza evocativa che il semplice ritratto non avrebbe. Di nuovo, la scelta dell\u2019artista di ritagliare porzioni e delimitare i perimetri dei soggetti selezionati intensifica la percezione che abbiamo di essi. Sono immagini rivelatrici del tempo che scorre e, nella consapevolezza che nulla ritorna, lasciano affiorare lievi pensieri nostalgici.<\/p>\n<p><strong>Doppio scatto su soggetti diversi<\/strong>, 2014<\/p>\n<p>La facciata di una palazzina come tante a Nembro, cieli percorsi dai riflessi di una tapparella, interni di abitazioni un po\u2019 fan\u00e9 e complementi d\u2019arredo sono i soggetti di questi scatti. Potrebbero risultare banali se non fossero filtrati dall\u2019occhio dell\u2019artista che, con una sorta di trucco scenico, riesce a renderli poetici.<\/p>\n<p>Due immagini mi sembrano pi\u00f9 potenti rispetto alle altre. La prima \u00e8 una sovrapposizione di diversi ambienti di un appartamento dove emerge un tavolo apparecchiato per quattro. Non si tratta di una grande riunione di famiglia ma di un momento intimo, condiviso tra l\u2019artista, sua moglie Angela, la figlia Anna con il marito, dei quali si vedono i volti sorridenti in trasparenza, come fossero spiriti birichini.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 invece un omaggio postumo al padre. Attraverso la tecnica del doppio scatto Facchinetti sovrappone a un ritratto del genitore dipinto ad olio diversi anni fa l\u2019immagine di una sua opera astratta recente, di quelle in cui si vede la pennellata spessa e si percepiscono il gesto e l\u2019azione della mano che muove il pennello in verticale e in orizzontale. Qui Facchinetti sembra voler inserire fisicamente il padre dentro la sua pittura per potergliela mostrare, far conoscere, apprezzare. Anche in questo caso, l\u2019artista giunge al risultato desiderato senza nemmeno cercarlo. Chi \u00e8 dotato di sensibilit\u00e0 e di esperienza non ha bisogno di sforzarsi nel rincorrere soluzioni che possano concretizzare i suoi pensieri, semplicemente si imbatte in esse, gli arrivano addosso magicamente.<\/p>\n<p>Se le Polaroid della serie Matteo &#038; Paolo parlano di amicizie che restano nel tempo, quest\u2019ultima serie si concentra sulle relazioni familiari e sui luoghi in cui le relazioni si costruiscono. In queste immagini Paolo Facchinetti sembra disporre di un telecomando con cui fare zapping avanti e indietro, una sorta di macchina del tempo che con entusiasmo lo porta a suo piacimento nel passato, nel presente e in un futuro ancora tutto da immaginare.<\/p>\n<p><em>2024<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"page-full.php","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2525"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2525"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2525\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2530,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2525\/revisions\/2530"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2525"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}