{"id":1887,"date":"2019-10-09T13:44:39","date_gmt":"2019-10-09T13:44:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/?page_id=1887"},"modified":"2024-01-29T11:23:23","modified_gmt":"2024-01-29T11:23:23","slug":"sara-mazzocchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/sara-mazzocchi\/","title":{"rendered":"Sara Mazzocchi"},"content":{"rendered":"\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #ffffff;\t\t\t background-image: url('http:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/back-olio11.jpg');\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t<div class=\"su-spacer\" style=\"height:300px\"><\/div>\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n\n\t\n\t<div class=\"section \" \t\tstyle=\"\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tbackground-color: #db4c94;\t\t\t\t\t\t\t\t\t\"\n\t\t\t\t\t>\n\n\t\n\t<section>\n\n\t\n\t\n\t<div class=\"container\">\t\t\n<div class=\"su-row\">\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<h5>Dettagli<\/h5>\n<p>Troppo spesso la frenesia della vita ci spinge ad osservare gli altri da lontano, illudendoci che uno sguardo sommario e superficiale possa bastare per comprendere l\u2019altro, per avere quanto meno un\u2019idea generale di chi ci circonda, lasciandoci intravedere una qualche possibilit\u00e0 di relazione.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la conoscenza reciproca non pu\u00f2 che nascere dalla sensibilit\u00e0 di cogliere le sfumature e di indagare i dettagli.<\/p>\n<p>La ricerca artistica di Paolo Facchinetti si muove da sempre in questa direzione, i volti ritratti sono quelli di un gruppo familiare allargato in cui \u00e8 possibile uno sguardo ravvicinato, che si concede il giusto tempo d\u2019osservazione e di sedimentazione nella memoria, che si confronta con la disponibilit\u00e0 dell\u2019altro ad essere osservato, compreso, biasimato, rimproverato, amato.<\/p>\n<p>Nei disegni i tratti del volto si sfaldano, le forme si dilatano e si deformano, sembrano quasi fluttuare nell\u2019attesa di assumere un nuovo aspetto, perch\u00e9 la dimensione della relazione modifica la percezione dell\u2019altro, fino a farlo diventare una parte di noi: i segni neri tracciati dall\u2019artista sono testimonianza di una conoscenza profonda, interventi meditati che evidenziano alcune parti del viso facendole diventare il fulcro attorno a cui costruire il ritratto.<\/p>\n<p>La pittura \u00e8 il mezzo per portare alla luce quei dettagli che rendono ogni volto un \u201cmiracolo\u201d e diventa metafora di un processo interiore che ciascuno di noi esperisce nella quotidianit\u00e0: ai nostri occhi alcune caratteristiche, pregi o difetti di chi ci sta vicino, diventano chiave di un rapporto, segni riconoscibili che solo il tempo e la condivisione portano alla luce. Il fascino del dettaglio sta per\u00f2 anche nella sua mutevolezza: per questo la conoscenza dell\u2019altro non si pu\u00f2 mai dire conclusa.<\/p>\n<p>I ritratti colgono solo un attimo dell\u2019esistenza, un\u2019et\u00e0 della vita: gli occhi dei giovani sono spalancati, a tratti quasi sfacciati, comunicano sicurezza, gioia di vivere ed energia vitale.<\/p>\n<p>Gli occhi di Emma, la madre, guardano in basso, socchiusi, hanno gi\u00e0 visto tanto e ora sembrano prediligere le immagini interiori, quelle dei ricordi; nello studio di questo volto, cos\u00ec carico di significato, l\u2019artista indugia sugli occhi, sulla bocca, sul naso, i segni del tempo permettono di scendere in profondit\u00e0, quasi sotto la superficie cutanea, di mostrare brandelli di carne viva e di arrivare all\u2019essenza.<\/p>\n<p>Il volto di Emma, prima scomposto nei dettagli e poi ricomposto nella sua unicit\u00e0, diventa per l\u2019artista il \u201csimbolo della vita\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5>Unicit\u00e0<\/h5>\n<p>Henri Matisse scrisse nel 1954, a proposito del ritratto: <em>\u201cHo finito per scoprire che la somiglianza di un ritratto deriva dall\u2019opposizione esistente tra un volto del modello e gli altri visi, in una parola nella sua particolare asimmetria. Ogni figura ha il suo ritmo particolare ed \u00e8 questo ritmo a creare la somiglianza\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il volto di Annette mostra la pregnanza del concetto di asimmetria: in alcuni dei suoi ritratti le espressioni diventano quasi smorfie, il viso si contrae e si rilassa con un ritmo del tutto personale che lo rende unico e riconoscibile; i dettagli che lo compongono, i tratti somatici, le piccole rughe d\u2019espressione non potrebbero appartenere a nessun altro volto.<\/p>\n<p>L\u2019affinit\u00e0 elettiva che unisce l\u2019artista ad Annette \u00e8 la spinta che d\u00e0 il via a questa serie di ritratti: la curiosit\u00e0 di indagare un volto, la scoperta della sua unicit\u00e0 e l\u2019intuizione della variet\u00e0 degli stati emozionali che trasformano i tratti del viso.<\/p>\n<p>Il taglio fotografico delle immagini ed il formato verticale dei quadri si adattano alla forma allungata del volto di Annette; la superficie pittorica \u00e8 graffiata ed i segni incisi sembrano trasformare i ritratti in fotogrammi di una vecchia pellicola cinematografica, rovinata dal tempo ma su cui rimane impresso il ricordo della nascita di un\u2019amicizia.<\/p>\n<p>Al naturalismo nella resa del volto e delle espressioni si contrappone l\u2019impianto decorativo dell\u2019abito, un omaggio alla bucolica Annette, avvolta da un motivo floreale come nel suo abitat naturale; in questa dicotomia della composizione pittorica sembra poter cogliere un eco stilistico dei ritratti femminili di Gustav Klimt, in particolare della serie <em>Giuditta<\/em>, ma non \u00e8 di certo la tipologia umana della <em>femme fatale<\/em>, tanto cara ai Simbolisti, ad affascinare Paolo Facchinetti, ma una donna reale, unica e \u201casimmetrica\u201d.<\/p>\n<p><em>Sara Mazzocchi, settembre 2006<\/em><\/p>\n<\/div><\/div>\n<div class=\"su-column su-column-size-1-2\"><div class=\"su-column-inner su-u-clearfix su-u-trim\">\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\t<\/div> <!-- container -->\n\t\n\t\t<\/section>\n\t<\/div> <!-- section -->\n\n\t\n\t\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"page-full.php","meta":{"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1887"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1887"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2163,"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1887\/revisions\/2163"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paolofacchinetti.com\/art\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}